Golf e disabilità
Il golf è uno sport estremamente bello ed affascinante. Ogni giorno migliaia di persone competono nei campi di tutto il mondo, e si confrontano con gli avversari e soprattutto con sé stessi. L’ostacolo più grande rimane infatti il superamento dei propri limiti, soprattutto mentali. Chi gioca a golf sa benissimo che la vera partita si gioca sempre sulla distanza che separa le proprie orecchie, per dirla alla Bobby Jones. Chi invece la partita l’ha vinta a priori, con la vita, sono quelle persone che la vita stessa ha messo a dura prova: i cosiddetti dis-abili, persone che per un incidente o per una malattia si vedono costrette su una sedia a rotelle o privati di un arto, o ancora menomati in uno o più aspetti della propria esistenza: relazionale, sociale, lavorativa, sentimentale.
Oggi vorrei raccontare di queste persone e vorrei parlare del golf per disabili. In Italia esiste un’efficiente associazione, la Federazione Italiana Golf Disabili, legata naturalmente alla Federazione Italiana Golf, che opera a livello nazionale coordinando le numerose attività connesse alla pratica del golf per persone diversamente abili. Sì, perché i dis-abili in realtà sono persone diversamente-ABILI, capaci cioè di abilità differenti rispetto alle altre persone, ma non per questo meno abili in qualcosa. La diversità a mio dire consiste proprio in questo. Esistono naturalmente differenti dis-abilità, come pure differenti livelli di gravità, ma esiste allo stesso la possibilità che queste persone recuperino tutte, o almeno in parte, le abilità necessarie a condurre una vita soddisfacente. In che modo? Attraverso per esempio la pratica di uno sport, e del golf in particolare.
Se è vero infatti che lo sport-terapia è uno strumento eccellente per il recupero di diverse funzionalità, relazionali, motivazionali, fisiche e psicologiche, il golf, tra gli sport, è sicuramente quello che meglio si adatta alle più diversificate patologie e dis-abilità, fisiche e mentali. E’ una pratica sportiva dolce, dove è bassissimo il rischio che si verifichino traumi. Le lunghe passeggiate sui campi da gioco incrementano la funzionalità respiratoria e cardiaca, oltre a migliorare naturalmente la solidità e la resistenza muscolare, ma soprattutto migliorano il tono dell’umore, anche grazie alla presenza del verde e del contatto con la natura, elementi di per sé distensivi e rilassanti.
Anche la dimensione sociale trova giovamento, attraverso lo sviluppo di nuove relazioni, mentre l’autostima e la fiducia in sé stessi crescono man mano che la persona dis-abile raggiunge piccoli ma significativi risultati, constatando che è in grado di compiere dei gesti sportivi che probabilmente non pensava minimamente di poter effettuare. In Italia esistono purtroppo ancora poche associazioni sportive che insegnano il golf ai dis-abili, così come ci sono ancora pochi maestri preparati e formati adeguatamente in questa direzione, ma soprattutto ci sono pochi golf club adatti alla pratica golfistica di persone diversamente abili. La F.I.G.D. si sta naturalmente muovendo egregiamente verso la formazione di tecnici preparati e verso la sensibilizzazione di tutto il mondo del golf nei confronti di queste tematiche, ma sono ancora molti i passi che si devono compiere.
Concludo parlando di un’associazione che opera nella provincia di Brescia, la Pegaso (Associazione Sportiva Dilettantistica Disabili, www.pegasogolf.it), che da alcuni anni promuove la pratica del golf per ragazzi diversamente abili. Pegaso ha organizzato in molti circoli bresciani un torneo di beneficenza per sostenere la propria attività. Il presidente Edgar Scalvini, pluricampione di golf in carrozzina, collabora con GolfAcademy per sessioni d’allenamento dedicate a ragazzi portatori di handicap. Chi fosse interessato a ricevere maggiori informazioni può scrivere a edgar_scalvini@hotmail.it.
"But as I see. the thing that hurt my putting most when it was bad (nad it was very bad) was thinking too much about how I was making the stroke and not enough about getting the ball in the hole". Bobby Jones