La motivazione
Lo sport è come la vita: una questione di emozioni. Ogni essere umano va alla ricerca della soddisfazione dei propri bisogni fondamentali. Tutto ciò che facciamo, lo facciamo non per denaro, per fama o per avere potere. Il vero motivo è che vogliamo provare delle emozioni. Vogliamo sentirci importanti, amati, sicuri e felici.
Le emozioni sono alla base di ogni nostro intento, golf compreso. Non ci diamo tanto da fare "solo" per avere qualche pezzetto di carta in più sul conto corrente di una banca o per riempire la bacheca di coppe d'argento. Piuttosto ciò che vogliamo sono le emozioni che questa cosa ci darebbe.
Ciò che un grande campione rincorre è la sensazione di gioia e soddisfazione subito dopo la vittoria, è la sensazione di orgoglio di salire sul podio ed essere premiato di fronte a milioni di spettatori, la sensazione di importanza che si prova quando un giornalista ti cerca per intervistarti.
Se Tiger Woods giocasse per i soldi, probabilmente avrebbe smesso già da un pezzo! Ma lui lo ripete sempre: "Voglio essere il numero uno!". E la gioia di esserlo lo spinge ogni giorno a migliorarsi. Fama e ricchezza sono solo un "piacevole effetto collaterale".
La motivazione nasce da dentro. Non crediate sia "scontato" avere motivazioni solo perchè si è giocatori professionisti o perchè si gioca per semplice passione. La natura di un vincente si rivela in campo come nella vita di tutti i giorni. Siate vincenti da subito, in campo, in casa, con gli amici, in strada. Se non siete motivati, domandatevi quali emozioni desideri vivere e quali emozioni può darvi il golf. Infine, seguite il vostro cuore.
Il consiglio, quindi, è questo. Gioca per rincorrere le tue emozioni e solo per quelle. Non per i soldi. Non per la fama. Non per dimostrare qualcosa a te stesso o, peggio ancora, agli altri. Ma solo per la gioia di giocare e di giocare bene.
Immagina la gioia di vincere un torneo. La gioia di imbucare un diffcile "putt". La gioia di volare insieme alla pallina. Questa è l'unica e vera motivazione. Infine ricorda che il golf, come la vita, è un gioco che non puoi vincere ma solo "giocare".
L'inconscio
La mente del giocatore di golf si distingue in "conscia" ed "inconscia". La prima serve per capire ed imparare, la seconda per eseguire quanto appreso.
Inizialmente si impara il golf solo con la mente conscia e per questo motivo si "pensa" a mille cose mentre si gioca. L'obiettivo del buon giocatore è invece quello di coltivare la mente inconscia durante gli allenamenti dandole la possibilità di funzionare in gara.
In allenamento è quindi normale usare la mente conscia per studiare, capire e migliorare la tecnica in modo da produrre centinaia di esperienze positive (colpi ben riusciti) registrando così nella mente inconscia quegli automatismi da richiamare in campo. In gara bisogna solo ordinare in modo chiaro alla mente inconscia ciò che si vuole fare, non occorre pensare alla tecnica.
In gara basta dirsi: "In buca!". La mente inconscia sa bene come farlo se l'ha sperimentato mille volte in allenamento.
Per esempio, la mente di un campione mentre si accinge a colpire la palla non sta pensando a come muovere correttamente il "putter" (quello l'ha già fatto migliaia di volte in allenamento) ma sta piuttosto pensando al risultato che vuole assolutamente ottenere. Sta visualizzando la traiettoria della pallina che deve seguire, sta sentendo il rumore della pallina che cade in buca, sta dando più informazioni possibili all'inconscio in modo che sia lui a darne la soluzione.
Ma la mente inconscia ascolta anche le emozioni. E' quindi importante non solo ciò che ci diciamo ma come ce lo diciamo. Se traspare paura di sbagliare o tensione o ansia, questa se ne accorge subito...
"Bisogna apportare correzioni nel proprio gioco un poco alla volta. E' come prendere una medicina. Qualche aspirina curerebbero probabilmente cosa ti affligge ma l'intera bottiglia potrebbe solo ucciderti." Harvey Penick
