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Le leggendarie origini

Le leggendarie origini

Come molte altre pratiche umane, il golf non ha origini molto chiare. Poichè le testimonianze storiche sono scarse, le cronache antiche che lo illustrano sono in gran parte frutto della fantasia degli autori. Pur concordando con Voltaire, secondo il quale la storia antica non è che favola comunemente accetata, esistono tuttavia numerose leggende dalle quali iniziare a parlare del gioco.

Non esistono testimonianze documentabili sul golf, quale lo conosciamo oggi, antecedenti la metà del XV secolo e nulla in particolare smentisce la teoria più ovvia e ben documentata secondo la quale questo gioco nacque sulle coste orientali della Scozia.

La ricerca delle origini

Le ricerche sono state in larga parte rivolte a determinare il rapporto esistente fra il gioco del golf e altri sport praticati in Europa e a verificare i fondamenti delle diverse teorie che attribuiscono alle singole discipline il ruolo di presunto precursore dell'odierno golf. Ma gli sport di mazza e pallina sono così numerosi e diversi nel corso della storia da non lasciare praticamente limite alcuno al gioco dell'immaginazione individuale.

Sebbene manchino le basi per raggiungere una conclusione convincente, è tuttavia illuminante operare un raffronto fra gli altri giochi di mazza e pallina e il golf, vederne i vari punti di contatto e valutarne il possibile impatto sullo sviluppo storico dello sport.

 

Sport contadino in epoca romana

Alcuni storici si sono spinti indietro fino ai tempi dell'antica Roma per scoprire un legame fra il golf e la paganica, gioco popolare assai praticato nelle zone di campagna agli inizi dell'Impero Romano.

Si sa ben poco delle regole della paganica: la leggenda vuole che venisse giocata con un bastone ricurvo e con una pallina di pelle conciata imbottita di piume all'interno. A questo riguardo è importante far notare che anche le prime palline da golf erano fabbricate con piume, compresse ben bene all'interno di involucri di cuoio. Tuttavia si ritiene che le palline usate per la paganiche misurassero dai 10 ai 18 cm di diametro; si tratta quindi di una misura piuttosto lontana da quella della "feathery".

L'espansione dell'Impero Romano a nord e a ovest del Mediterraneo può aver favorito la diffusione della paganica nelle regioni europee; i legionari dei governatori romani venivano infatti reclutanti nelle zone di campagna.

Secondo questa teoria le paganica potrebbe essere stata all'origine dello sviluppo di diversi altri sport di mazza e pallina praticati in Europa settentrionale, particolarmente in Francia e nei Paesi Bassi; alcuni di essi, tra i quali gli studiosi individuano i precursosi del golf, sono cambuca, jeu de mail, chole, crosse, kolven e pell mell (pallamaglio).

La cambuca (o cambuta) si giocava in Inghilterra verso la metà del XIV secolo, sotto il regno di Edoardo III, e presentava strette somiglianze con la paganica. I giocatori di cambuca si servivano infatti di una mazza ricurva e di una pallina di piume che, si ritiene, venisse lanciata in direzione di un segno sul terreno. Nel 1363 un proclama reale faceva divieto ai maschi in buona forma fisica di praticare qualsiasi gioco nei giorni festivi. L'elenco comprendeva i combattimenti di galli, il football e "altri giochi sciocchi", non esclusi la cambuca e il club ball, una forma di hockey. In luogo di questi giochi venica loro imposto, pena l'incarcerazione, di praticare il tiro con l'arco. Meno di 100 anni più tardi, una legge del parlamento scozzese replicava il divieto.

Sulla vetrata orientale della cattedrale di Gloucester, nell'Inghilterra occidentale, risalente alla metà del XIV secolo, si vede una figura priva di testa, in vetro colorato, che maneggia una mazza ricurva. L'oggetto della sua attenzione è una palla gialla su fondo verde. Sebbene la figura venga chiamata "il giocatore di golf", è probabile che il gioco in questione fosse cambuca; infatti la vetrata è contemporanea del gioco e del proclama che lo bandiva.

 

I giochi di tipo analogo in Francia

jeu de mail

Un altro gioco le cui origini hanno molto in comune con la paganica romana è il jeu de mail, praticato nella Francia meridionale utilizzando un mail (mazza) e una pallina, entrambi di legno. Dato che la mazza aveva una buona flessibilità, la pallina poteva essere lanciata a considerevole distanza.

Il gioco consisteva nel lanciarla lungo un percorso precedentemente tracciato della lunghezza di circa 800 metri. Esso è accostabile al golf in quanto gioco individuale, nel quale ogni giocatore ha l'uso esclusivo della propria pallina per l'intera durata della gara. Questa veniva vinta dal giocatore che totalizzava il minor numero di lanci per raggiungere il segno prestabilito.

Intorno all'inizio del XX secolo, a Montpellier, nella Francia meridionale, veniva ancora praticato un gioco per molti aspetti simile all'antico jeu de mail. Nel suo "Historical Gossip about Golf and Golfers", pubblicato nel 1863, A. Robb presenta un'interessante descrizione del jeu de mail, definito assai somigliante al golf. "La mazza ha la forma di un martello", scrive Robb. "Il manico è più lungo di quello di una normale mazza da golf, ha la stessa grossezza e spessore, ed è dotato di una buona flessibilità". La mazza da mail doveva anche essere in grado di affrontare configurazioni di terreno sfavorevoli: "Un'estremità della mazza è quasi piatta, come quella di un martello. Con questa solitamente si colpisce la pallina, mentre l'altra estremità è più inclinata, in modo da consentire di colpire la pallina in posizioni difficili". Questa assomigliava a una comune pallina da golf, infatti era "solida e rotonda, fatta con radice di bosso, del diametro di circa 5 cm".

 

Chole e Crosse

Una versione successiva del jeu de mail è il chole, giocato intorno alla metà del XIV secolo in Belgio e in Francia; lo si praticava in campagna, servendosi di lunghe mazze di legno e di palline fatte in legno di faggio o in cuoio, riempite con ogni tipo di materiale disponibile. La pallina veniva posta su "tee" per il primo lancio e si provvedeva al trasporto lungo il percorso di mazze e palline di riserva per i giocatori.

Il gioco aveva come teatro l'aperta campagna e consisteva nel raggiungere un punto fisso prefissato lanciando la pallina con un numero prestabilito di colpi. Tuttavia, a differenza del golf, tutti i giocatori, compresi quelli della squadra avversaria, colpivano un'unica pallina.

Tre giocatori della squadra attaccante colpivano a turno la pallina lanciandola verso la meta. A un giocatore della squadra avversaria era consentito respingerla dal punto dove era arrivata, oppure dirigerla verso qualsiasi cosa potesse ostacolare l'avanzata della squadra attaccante. Dopo questo colpo di respinta, noto come decholade, la squadra attaccante poteva effettuare un'altra serie di tre tiri. Il crosse pare fosse semplicemente una versione alternativa del chole.

Il nome del gioco deriva dal termine francese per "bastone uncinato". Si sa che la testa delle mazze era di ferro, come nelle mazze da golf ma, al pari del chole, il gioco è in realtà più simile all'hockey che al golf.

 

Il Kolven e la tesi olandese

I sostenitori della tesi secondo cui le origini del golf sono da rintracciare in Olanda pongono alla base della loro argomentazione il kolven (o kolf). Del gioco si sa moltissimo (è ancora praticato largamente in Frisia e nell'Olanda settentrionale), ma assomiglia poco al golf.

Sebbene venga occasionalmente praticato all'aperto sul ghiaccio, il kolven è essenzialmente uno sport "indoor", da giocare su superfici in legno o all'interno di un vero e proprio campo da kolf. La pubblicazione "The Statistical Account of Scotland in 1795" ricostruisce graficamente lo svolgimento di questo sport olandese, evidenziando come la differenza fra il kolf e il golf sia molto di più che non un semplice cambio iniziale di consonante.

In questa ricostruzione, curata dal Reverendo Walker, canonico della chiesa di Conongate di Edimburgo, si trova la conferma che il kolven veniva praticato all'interno di un luogo chiuso delle dimensioni di 6 per 18 metri.

La ricostruzione si rifà a un periodo in cui il Reverendo aveva risieduto in Olanda e pertanto deve essere ritenuta fedele. Scrive Walker: "Il pavimento, in sabbia, argilla e catrame, è liscio come il piano di un tavolo da biliardo, mentre i muri perimetrali sono, per un'altezza di 60 cm dal piano del pavimento, rivestiti di pietra levigata o di lastre di piombo, così da garantire il rimbalzo regolare della pallina. Alla distanza di 2.5-5.5 metri da ciascuno dei muri di fondo, e precisamente nel punto mediano della larghezza del locale, sono collocati due pioli di 13 cm di diametro, posti l'uno di fronte all'altro, e distanti fra loro 12 metri".

Nè le palline nè le mazze hanno forma simile a quelle impiegate nel golf. "Le palline hanno più o meno le misure di quelle da cricket, sono perfettamente rotonde ed elastiche, rivestite di cuoio morbido e cucite con filo netallico sottile. Le mazze, lunghe 1-1.2 metri, hanno un manico rigido. La testa è d'ottone e la parte battente risulta perfettamente liscia e senza inclinazioni, in modo da facilitare il sollevamento della pallina dal terreno". Il bersaglio, nel gioco del kolven, sono i due pioli: "La gara si disputa fra due squadre opposte o anche fra giocatori singoli. La vittoria va a chi riesce a colpire i due pioli col minor numero di tiri, dosando però la velocità della pallina in modo tale che questa, dopo l'ultimo tiro, vada a fermarsi nel punto più vicino possibile alla parete di fondo opposta".

Il kolven pare abbia davvero scarsa somiglianza con il golf. E' più probabile che abbia avuto invece qualche influenza sul gioco dell'hockey, in particolare (quando veniva giocato all'aperto sul ghiaccio, nella stagione invernale) sull'hockey su ghiaccio.

La pallamaglio, un altro gioco di mazza e pallina da disputare in luogo recintato da palizzate, è simile concettualmente al jeu de mail. La pallamaglio fu introdotta in Scozia dalla Francia nel XVI secolo; le cronache del tempo riferiscono che Maria, regina di Scozia, lo praticasse. Le cronache, però, parlano anche del golf giocato dalla stessa regina; quindi già allora non vi poteva essere alcuna confusione fra le due discipline.

 

La magia della buca

L'elemento, unico e semplice, che distingue nettamente il golf da tutti gli sport di mazza e pallina di cui abbiamofinora parlato è la buca. Gli altri giochi, infatti, usano tutti bersagli diversi fra loro, ma sempre collocati sopra il terreno. Il golf, invece, si distingue dagli altri in quanto consiste essenzialmente nel far avanzare una pallina attraverso un percorso stabilito, lungo il quale vengono liberamente collocati vari ostacoli intesi proprio a contrastare l'avanzamento della pallina. L'intera dinamica del gioco si svolge fra un punto di partenza, in cui la pallina viene colpita da ferma e sollevata da terra, e un punto di arrivo, dove questa va a depositarsi in una buca.

Potrebbe anche sembrare un gioco in qualche modo perverso o diabolico, che ha come obiettivo (come pare abbia osservato Sir Winston Churchill) quello di "riuscire a far entrare una pallina piccolissima in una buca ancora più piccola usando gli attrezzi meno adatti allo scopo". Ma la buca è veramente il fattore chiave del golf. L'esistenza della buca ci consente peraltro di localizzare inequivocabilmente le origini del golf in Scozia. La storia del golf moderno, in effetti, è contenuta tutta quanta nella storia del golf scozzese. Lo sport era largamente praticato in Scozia già molto tempo prima della ignominiosa sconfitta subita dagli scozzesi a opera degli inglesi nel 1513, allorchè essi persero il sovrano e il fiore della nobilità nella battaglia di Flodden Field.

 

La messa al bando del 'Golfe'

Gli scozzesi furono travolti dagli arcieri inglesi al primo assalto e ne furono annientati. erano trascorsi solo cinquanta anni da quando il re di Scozia Giacomo II, preoccupato del fatto che il golf andasse pericolosamente distogliendo gli scozzesi dalla pratica del tiro con l'arco, ne dichiarò la messa al bando mediante una legge fatta approvare dal parlamento scozzese nel 1457, legge che resta il primo documento ufficiale dove si fa menzione dell'odierno gioco del golf. Ma il popolo, evidentemente, non tenne in gran conto la messa a bando del gioco promulgata dal sovrano. E anche i successivi decreti di messa al bando non ebbero, per la verità, successo alcuno, tanto che l'abilità collettivamente acquisita dagli scozzesi nel colpire la pallina con una mazza è andata di pari passo con il declinio della pratica del tiro con l'arco.

La determinazione degli scozzesi nel proseguire la pratica del "golfe" è provata dal fatto che quaranta anni dopo il decreto di messa al bando del gioco dovette essere abrogato.

Si ritiene che il golf venisse praticato in Scozia già un secolo prima che Giacomo II ne decretasse la messa al bando. Con tutta probabilità il golf era diventato in Scozia uno sport nazionale già dal 1319, anno in cui le autorità francesi avevano anch'esse bandito tutti i giochi di pallina per gli stessi motivi addotti dal sovrano di Scozia. Andavano incoraggiate, infatti, le arti marziali.

Quali siano le vere origini storiche del golf rimane comunque anche oggi un mistero. Una delle teorie in circolazione attribuisce le origini del golf ai pescatori delle coste orientali scozzesi: proprio loro avrebbero inventato il gioco come passatempo durante il tragitto di ritorno a casa dalle barche, al termine della pesca in mare. E infatti, cosa potrebbe esserci di più naturale per un giovane pescatore che si trovi ad attraversare le ondulate e belle superfici erbose fra le dune di sabbia che raccogliere un pezzo di legno e con questo colpire un ciottolo? Se poi riusciva a lanciarlo lontano, l'istinto faceva in modo che lo colpisse nuovamente per scagliarlo oltre.

 

L'invenzione del bunker

Se il ciottolo andava a finire in un avvallamento del terreno servito da riparo per il bestiame, e dove le zampe degli animali avevano frantumato il sottile strato di terreno portando allo scoperto la sabbia, ecco allora il primo ostacolo che impediva al ciottolo di avanzare: il giocatore in tal caso sperimentava la frustrazione, che poi garantisce il proseguimento dei tentativi.

Se il ciottolo andava a finire proprio nella tana di un coniglio, ecco allora inventato il gioco del golf.

A St. Andrews esistono numerosi "links" e il suo vecchio percorso è con tutta probabilità il pezzo di terra più antico al mondo che continui a essere usato per la pratica del golf; si tratta del classico "links" creato dalla natura.

Circa il luogo dove per la prima volta si giocò il golf in Scozia, si possono solo formulare congetture. Il re Giacomo II non avrebbe bandito il golf nel 1457 se questo sport non fosse già allora largamente diffuso tra la popolazione. Esistono testimonianze storiche che veniva giocato a Leith nello stesso periodo, e forse anche prima. Coloro che sostengono che Leith sia nata prima di St. Andrews come centro golfistico motivano la loro convinzione con l'alternarsi, in questa località, delle maree: queste non consentivano infatti l'uso regolare e continuativo di St. Andrews quale terreno di gioco. Tuttavia il "links" di St. Andrews era allora, probabilmente, molto più all'interno di quanto lo sia oggi, dato che le acque hanno invaso quella che un tempo era terraferma.

Non vi sono però dubbi che il golf venisse giocato a St Andrews agli inizi del XVI secolo. Gli abitanti di St. Andrews ottennero il diritto di usare il "links" per la pratica di "golf, futball e vari passatempi" grazie a un decreto del 15 Gennaio 1552. E' però quasi certo che a St. Andrews si giocava a golf già cento anni prima. In molte zone della costa orientale della Scozia i parrocchiani venivano sottoposti a punizione per aver giocato al golf "durante la predica". A St. Andrews, nel 1599, i miscredenti venivano puniti con piccole ammende per le prime due violazioni. Perseverando nel peccato, i colpevoli riconosciuti venivano "sospesi dai servizi religiosi", cioè scomunicati! Se l'arte fosse stata tenuta in gran conto in Gran Bretagna allora come lo era nei Paesi Bassi, si sarebbero conservate molte più testimonianze pittoriche di quei primi avvenimenti.

 

La protezione della Casa Reale

Nel corso del XVI secolo il gioco andò consolidandosi nelle regioni della costa orientale della Scozia e da qui iniziò a diffondersi anche al di là dei suoi confini. A quest'epoca il golf aveva raggiunto un livello di rispettabilità fra i ceti più elevati della società. Certamente veniva praticato da Giacomo VI di Scozia, prima che questi accedesse al trono inglese con il nome di Giacomo I, nel 1603.

Un'illustre appassionata di golf fu anche sua madre, Maria di Scozia. Tuttavia l'interesse della casa reale di Scozia nei confronti del golf risale ad epoche ancora più antiche.

Risulta che il golf fosse praticato nelle regioni settentrionali fino addirittura a Montrose e che da tali regioni si sia spostato più all'interno, in direzione di Perth, all'inizio del XVI secolo, portatovi probabilmente dal re Giacomo IV.

Nipote del sovrano scozzese che per primo aveva tentato di mettere al bando il gioco, Giacomo IV aveva cercato a sua volta di indurre gli scozzesi ad abbandonarlo, con il risultato però di convertirsi lui stesso a tale pratica. Dal 1502 sono numerose le fatture pagate dalla tesoreria della corona per l'acquisto di palline da golf e addirittura per il pagamento delle scommesse perse durante le gare.

 

La diffusione del golf in Scozia

Grazie a questo interesse da parte della corona il golf riuscì a diffondersi nelle regioni della Scozia e, da ultimo, anche oltre i confini del Paese. I primi centri del golf erano sempre collegati con la casa reale o, nel caso di St. Andrews, con due altri pilastri della società scozzese: la scuola e la Chiesa. St. Andrews, infatti, è la più antica sede universitaria di Scozia e una potente roccaforte della Chiesa.

La capitale di Scozia, Edimburgo, era il quartier generale della corte; il golf fioriva nei dintorni della città e lo stesso avveniva in altre città, ad esempio Dunfermline e Perth, dove sorgevano palazzi reali. Il vescovo di Galloway, anch'egli appassionato di golf, fu forse il responsabile della diffusione del gioco nelle regioni sudoccidentali del Paese; altro giocatore di spicco fu il marchese di Montrose.

All'inizio del XVII secolo, il golf era attivamente praticato dal sudest del Paese fino all'estremo nord, nelle remote e ventose isole Orkney, dove si ritiene sia stato introdotto da David Monteith e James Dickson.

Malgrado la popolarità del golf, ci vollero ben 150 anni prima che si potesse pensare a una struttura organizzata di questo sport.

Non mancava certo agli appassionati del golf lo spazio per giocare: dall'estremo nord di Wick, nella regione di Caithness, fino a Edimburgo, la costa orientale scozzese offre chilometri di "links".

Questo si formò a partire da vaste distese di sabbia lasciate dalle acque del mare nel corso dei secoli. I corsi d'acqua, gettandosi nel mare, depositavano detriti e semi vegetali. I venti che soffiavano verso le coste ammucchiavano la sabbia in forma di grosse dune, in costante movimento finchè le erbe selvatiche vi si radicarono e le resero stabili e permanenti.

 

La diffusione del golf in Scozia

Grazie a questo interesse da parte della corona il golf riuscì a diffondersi nelle regioni della Scozia e, da ultimo, anche oltre i confini del Paese. I primi centri del golf erano sempre collegati con la casa reale o, nel caso di St. Andrews, con due altri pilastri della società scozzese: la scuola e la Chiesa. St. Andrews, infatti, è la più antica sede universitaria di Scozia e una potente roccaforte della Chiesa.

La capitale di Scozia, Edimburgo, era il quartier generale della corte; il golf fioriva nei dintorni della città e lo stesso avveniva in altre città, ad esempio Dunfermline e Perth, dove sorgevano palazzi reali. Il vescovo di Galloway, anch'egli appassionato di golf, fu forse il responsabile della diffusione del gioco nelle regioni sudoccidentali del Paese; altro giocatore di spicco fu il marchese di Montrose.

All'inizio del XVII secolo, il golf era attivamente praticato dal sudest del Paese fino all'estremo nord, nelle remote e ventose isole Orkney, dove si ritiene sia stato introdotto da David Monteith e James Dickson.

Malgrado la popolarità del golf, ci vollero ben 150 anni prima che si potesse pensare a una struttura organizzata di questo sport.

Non mancava certo agli appassionati del golf lo spazio per giocare: dall'estremo nord di Wick, nella regione di Caithness, fino a Edimburgo, la costa orientale scozzese offre chilometri di "links".

Questo si formò a partire da vaste distese di sabbia lasciate dalle acque del mare nel corso dei secoli. I corsi d'acqua, gettandosi nel mare, depositavano detriti e semi vegetali. I venti che soffiavano verso le coste ammucchiavano la sabbia in forma di grosse dune, in costante movimento finchè le erbe selvatiche vi si radicarono e le resero stabili e permanenti.

 

Il paesaggio naturale del golf

Le gibbosità e gli avvallamenti provocati dallo spostamento della sabbia e delle acque marine, e il manto erboso mantenuto rasato dai conigli e dalle pecore erano l'ambiente ideale per il gioco. Ne sono testimonianza ancora oggi i campi mondiali della Gran Bretagna e dell'Irlanda.

Tutti i campi attualmente usati per lo svolgimento dei campionati Open di Gran Bretagna, da St. Andrews (quello posto più a nord) fino al Royal St. George, nel sudest dell'Inghilterra, derivano tutti da terreni tipo "links". Oltre a questi, esistono numerosi altri campi del genere nelle isole britanniche, dal Royal Dornoch, nell'estremo nordest della Scozia, fino ai bellissimi campi irlandesi, come quelli di Portmarnock, Royal Portrush e Ballybunion. Campi di analoga formazione si trovano in Francia, Belgio e Olanda; uno, particolarmente bello, è quello di Falsterbo, nella Svezia meridionale.

I primi campi non erano tuttavia come quelli odierni; non avevano, infatti, né "putting green" né "tees" ed erano poco o nulla curati.

 

Una manciata di sabbia

Il giocatore prendeva una manciata di sabbia umida dalla buca all'atto di estrarne la pallina e ne ricavava un mucchietto sul quale andava a porre la pallina. Il "tee" era posto proprio accanto alla buca, la quale diventava sempre più profonda man mano che se ne cavava la sabbia.

Alla fine succedeva che la buca era così profonda che il giocatore non poteva più estrarne la pallina; si era così costretti a scavarne una nuova.

I terreni tra le dune si trasformarono col tempo in belle zone erbose, solcate da sentieri: questi sono gli odierni "fairway"; le piazzuole attorno alle buche, danneggiate dalla continua attività sportiva, si espansero fino a formare gli attuali "green", oggi usati esclusivamente nella delicata fase del "putting". Ma ciò comportò la necessità di ricavare nuove aree da adibire a "tee".

I conigli mantenevano rasato il manto erboso, dato che non c'erano macchine adatte allo scopo; solo di recente, quando l'uso intenso del campo da gioco è arrivato a danneggiare il manto erboso più rapidamente di quanto la natura non riesca a ripristinarlo, si è introdotto l'uso dei fertilizzanti artificiali e dell'irrigazione.

 

La gloriosa tradizione delle 'Silver Club' (Bastoni d'Argento)

Nel corso del XVIII secolo, quando nacquero i club che si dedicavano esclusivamente alla sua pratica, il golf avvertì le prime esigenze di istituzionalizzazione del gioco; contemporaneamente si cominciò a definire le regole di base.

Il più antico club di cui esistono prove documentate è il Gentleman Golfers di Leith (divenuto in seguito, e ancora oggi chiamato, the Honourable Company of Edinburgh Golfers), istituito nel 1744. Il Royal Blackheath e il Royal Bugess affermano entrambi origini addirittura più remote, ma a tutt'oggi non esistono prove concrete a sostegno. Secondo "The Golfer's Handbook" il Blackheath "fu istituito secondo la tradizione nel 1608", ma la documentazione storica più antica risale solo al 1766, quando la prima pallina fu appesa al loro bastone d'argento. Era prassi comune, nel XVIII secolo, organizzare una gara fra i diversi club, il cui vincitore veniva proclamato capitano per l'anno successivo. Una pallina d'argento veniva appesa alla mazza d'argento, con impressa la data e il nome del capitano.

La Society of St. Andrews Golfers (a cui re Guglielmo IV concesse nel 1834 il titolo di "Royal and Ancient") guadagnò il bastone d'argento nel 1754. Nel suo atto costitutivo si specifica che la società era disponibile a gareggiare con tutti i club di Gran Bretagna e Iralnda. Quando però si cercarono club di antiche origini con i quali giocare, l'unica società qualificata risulto il Gentleman Golfers. Sembra strano che la royal Burgess Golfing Society, a detta dei suoi membri costituita sin dal 1735, non fosse stata contattata o, quanto meno, non avesse contattato St. Andrews.

Nei primi club si mangiava, si beveva, si stava allegramente in compagnia, oltre che dedicarsi alla più sana attività del golf; non è pura coincidenza che il trofeo del campionato Open sia rappresentato da un'anfora.

Una volta formati i club, i membri potevano più agevolmente combinare le rispettive, personali esigenze in tutte e tre le attività citate sopra. man mano che il golf acquisì poplarità, fu inevitabile la sua diffusione oltre i confini della Scozia orientale. Come i Romani portarono la paganica nelle regioni meridionali dell'Europa, così gli scozzesi inrodussero il golf praticamente in tutti i paesi del mondo.

Albert Einstein

"La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre." Albert Einstein

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