Il golf professionistico
Dopo gli incerti iniziz di cinque o sei secoli fa il passatempo nazionale scozzese è ora comune a milioni di persone, mentre per pochi abili e fortunati rappresenta anche un mezzo per accumulare fortune. Verso la fine del secolo, con l'espansione e la migliore organizzazione del gioco, il professionista divenne per la prima volta beniamino delle folle.
Sino alla fine del XIX secolo il golf fu relegato più che altro a occupazione per dilettanti. Il professionista non faceva altro che fabbricare mazze e palline e portare le mazze e palline e portare le mazze (e più tardi le sacche) dei giocatori dilettanti; e fino al tardo periodo vittoriano i professionisti di golf non godevano della reputazione odierna.
Professionista di golf o golfista di professione?
Sostanzialmente, il professionista di golf svolgeva un servizio per i giocatori del circolo, anche se talvolta partecipava a sfide a premi e, sempre più spesso, a tornei organizzati. Oggi egli svolge ancora un'attività a supporto dei soci del club; invece quelli che attualmente partecipano ai tornei internazionali (golfisti di professione che giocano in tutti i campi del mondo) apparvero sulla scena solo nell'ultima decade dell'Ottocento, quando i britannici Harry Vardon, James Braid e J.H. Taylor dominarono la scena per due interi decenni, conquistandosi il titolo di "Great Triumvirate". Questi tre campioni, che insieme vinsero ben 16 campionati Open fra il 1894 e il 1914, divennero le prime star del golf. Non si dirà mai abbastanza dell'importanza del ruolo svolto dai tre campioni nella promozione del gioco. Harry Vardon portò un nuovo stile di gioco, mentre Braid contribuì in modo prevalente alla progettazione di nuovi percorsi. Taylor, che deteneva il favoloso record di ben 5 vittorie al campionato Open, è famoso sia per aver migliorato l'abilità e il numero dei golfisti di professione, sia per essere stato giocatore di prim'ordine. Si deve molto a lui se la prima "Professional Golfers' Association" vide la luce nel 1901.
La sfida americana
Ai tempi del "Great Triumvirate" i britannici dominavano la scena del golf. Ma gli americani, con i loro 1.000 campi di gioco costruiti fra il 1890 e il 1900 e le centinaia di professionisti scozzesi venuti in America per insegnare la pratica sportiva, ben presto recuperarono posizioni. Nel 1911 Johnny McDermott fu il primo giocatore cresciuto golfisticamente in America a vincere il campionato Open americano.
Ma il vero exploit avvenne due anni più tardi, con la memorabile vittoria di Francis Ouimet, dilettante ventenne di Brookline: l'Open si svolgeva quell'anno proprio sul campo di casa, dove egli battè i britannici Harry Vardon e Ted Ray vincendo il titolo. Il golf americano dopo quell'impresa non fece che progredire, ma si dovette attendere il 1922 per vedere gli americani battere gli inglesi in casa loro, quando l'estroso Walter Hagen conquistò il campionato Open. Dopo la vittoria di Hagen, gli americani Bobby Jones, Gene Sarazen e Densmore Shute dominarono la scena del golf per più di un decennio, fin quando Henry Cotton ristabilì il predominio britannico in casa vincendo l'Open del 1934 al St. George's. Nel frattempo, però, la supremazia statunitense nel mondo del golf si era andata sempre più consolidando.
Tornei a colpi
Nel primo trentennio del XX secolo si passò dalle gare "match-play" (a buche), individuali e a coppie, ai moderni tornei a colpi. L'epoca d'oro delle sfide a due protrattesi fino agli anni Venti e anche dopo, terminò con il 1915: furono i tornei a colpi a imporsi definitivamente.
Fino agli anni Trenta il golf dilettantistico produsse giocatori di prim'ordine, in grado di competere con i professionisti. I quattro tornei più importanti a livello internazionale (Major), sono gli Open statunitense e britannico, e i relativi campionati Amateur: furono appunto questi i titoli vinti da Bobby Jones nel "Grand Slam" del 1930. Ma con l'avvento, nel 1934, del Master statunitense, quelli che oggi consideriamo i tornei internazionali più importanti (e cioè i campionati Open statunitense e britannico, il Master e la USPGA) ebbero la consacrazione ufficiale, affermando in tal modo il predominio del gioco professionistico.
Il grande golf professionistico
Fra il 1945 e il 1970 il numero dei campi da golf statunitensi raddoppiò rispetto all'anteguerra e i premi in denaro per i professionisti aumentarono vertiginosamente.
Ben Hogan fu il primo americano a primeggiare nel golf del dopoguerra; nel 1953 egli fu a un passo dalla conquista in un solo anno di tutti e quattro i tornei internazionali per professionisti. Mancò solo il campionato USPGA.
Negli anni Cinquanta fu Arnold Palmer a dominare la scena: grazie al suo manager, Mark McCormack, e alla televisione, egli divenne un mito prima negli Stati Uniti e poi in tutto il mondo. Alle sue imprese, diffuse in tutto il mondo dalla televisione, assistettero milioni di telespettatori; grazie a lui il golf acquisì nuova popolarità sia come sport da vedere, sia come sport da praticare.
La televisione mutò la natura del golf professionistico in svariati modi, il primo dei quali fu la scomparsa pressochè totale dei "matchplay", a vantaggio dei tornei a colpi. L'ultimo dei grandi tornei internazionali ad abbandonare definitivamente la formula del "matchplay" fu il campionato USPGA (1958). La formula standard divenne quella della gara a colpi giocata in quattro giri e in giorni diversi. I giocatori in tal modo dovettero vedersela non tanto con degli avversari, ma soprattutto con gli ostacoli naturali e artificiali del campo.
Tra le rare eccezioni che si discostano dalle regole oggi dominanti figurano il campionato mondiale Matchplay e altre gare "ibride" come la Dunhill Cup. Il gioco dilettantistico, tuttavia, è rimasto fedele alla formula "matchplay".
La rinascita degli Open
La decisione di Ben Hogan di attraversare l'Atlantico per andare a giocare l'Open britannico del 1953 poteva ai suoi tempi apparire fuori luogo. Erano infatti così interessanti gli incentivi offerti ai giocatori perchè restassero a giocare in patria, che mai nessuno dei migliori prese parte a un Open britannico negli anni Cinquanta. Tuttavia, nonostante l'assenza degli americani, i professionisti britannici non riuscirono che raramente a vincere i tornei nel secondo dopoguerra.
La fine delle ostilità coincise col nascere di nuovi talenti in altri Paesi, in particolare in quelli appartenenti al Commonwealth. Dei dodici campionati Open disputati negli anni fra il 1949 e il 1960, i golfisti sudafricani e australiani ne vinsero ben 10, dei quali 4 ciascuno Bobby Locke e Peter Thomson.
Il più grande torneo del mondo languiva da troppo tempo per mancanza di finanziatori. Il Royal & Ancient Golf Club, circolo organizzatore dell'Open, si rese finalmente conto che bisognava riportare il torneo alla sua precedente fama. In occasione dell'Open del Centenario, svoltosi nel 1960, St. Andrews migliorò notevolmente sia il livello dei premi, sia quello dell'organizzazione generale del torneo.
Nonostante ciò, furono pochi i giocatori americani di prestigio a parteciparvi; ma uno di essi fu Arnold Palmer e la sua presenza ridiede vita al torneo, che egli tornò a vincere nel 1961 e nel 1962. Il suo esempio fu seguito da Jack Nicklaus, probabilmente il più grande giocatore di tutti i tempi, Lee trevino e Tom Watson.
Negli anni Sessanta Arnold Palmer, Jack Nicklaus e il sudafricano Gary Player si esibirono in spettacolari tornei. I tre giocatori divennero di fatto il "Modern Triumvirate" e diedero inizio a una nuova epoca del golf; essi furono anche i primi miliardari del golf.
Gli Stati Uniti dominarono la scena del golf per tutti gli anni Sessanta e Settanta, prima con Palmer e poi con Nicklaus. Nel 1979, però, si ebbe il primo segnale di un nuovo risveglio degli europei, allorchè Severiano Ballesteros conquistò il campionato Open a Royal Lytham e St. Annes; Ballesteros vinse nuovamente l'Open a St. Andrews nel 1984. L'anno successivo Sandy Lyle vinse il torneo; era dal 1920 che uno scozzese residente non vinceva in patria.
Il golf europeo si espresse ad alti livelli ancora con il tedesco Bernhard Langer, che vinse il Master statunitense nel 1985, oltrechè con giovani professionisti svedesi e spagnoli. La rinascita culminò nella conquista della Ryder Cup da parte della squadra europea: questo torneo biennale, istituito nel 1927 e giocato fra professionisti della Gran Bretagna e degli Stati Uniti, negli anni Settanta era diventato dominio pressochè esclusivo di una sola delle due parti (quella statunitense), al punto che la sua prosecuzione diventava problematica.
Nel 1979, al fine di rendere i tornei internazionali più competitivi, si pensò di opporre alla squadra statunitense anche giocatori di altri Paesi europei. La squadra europea fu a un passo dalla vittoria in America nel 1983 e la vittoria arrivò nel 1985, seguita dal netto successo ottenuto nel 1987 e da un pareggio nel 1989; nel 1991 il successo tornò ad arridere agli statunitensi.
"I never hit a shot, not even in practice without having a very sharp, in-focus picture of it in my head." Jack Nicklaus
